Because I’m from Matera

In un post di qualche mese fa, prendendo spunto dagli scritti di Carlo Levi, accennavo a cosa significhi essere materano: “[…] saper soffrire, lottare e reagire“. L’altra sera, chiacchierando con una mia collega in ufficio, vien fuori il discorso sulla mia città e sulla mia materanità.

“Ma cosa intendi quando dici che voi materani avete un bel caratterino?” 

Ecco che allora non ho potuto fare a meno di descriverle (con un pizzico di orgoglio) il DNA materano. Sì perchè avere queste origini, nascere e crescere nella città dei Sassi, comporta, oserei dire in maniera innata, il possesso di precisi tratti. Non penso sia un caso, tutt’altro. Perchè dico questo? La storia insegna che nel corso dei secoli il popolo materano si sia distinto per precise virtù: umiltà, laboriosità, tenacia, resilienza, forza d’animo e spirito reazionario. In tutte queste, io, nel mio piccolo, mi riconosco pienamente, così come le riconosco in mio padre, mio fratello e in tantissimi miei amici. Ciò che ci accomuna? Semplicemente essere materani. Sono davvero tanti gli episodi storici, alcuni dei quali molto antichi, che rispecchiano fedelmente tale ritratto.

Era il 1514 quando un gruppo di alcuni cittadini, stanchi dei continui soprusi ad opera del tiranno Tramontano, allora conte di Matera, organizzarono un agguato per liberarsi del malvagio feudatario e porre fine ad un’epoca triste e buia in cui l’intera città aveva dovuto subire torti e malversazioni ad opera del suo maximum. Non a caso, quella stradina oggi è via Riscatto.

Qualche anno prima, invece, secondo una delle leggende sull’origine della Festa della Bruna, fu proprio il popolo materano ad assicurarsi che la promessa fatta dal conte Tramontano, di un carro nuovo ogni anno, fosse mantenuta. Il manufatto in cartapesta fu assalito e distrutto dalla folla, costringendo, così, a godere di un nuovo carro l’anno seguente. Anche in questo caso, quindi, un’azione nata proprio per via di un certo spirito tenace e verace dei materani. Poco inclini ad affidarsi ciecamente alle promesse di chi li governa; più propensi a prendere in mano le sorti della propria città.

La storia recente insegna in maniera ancor più limpida quanto il carattere del popolo materano sia forte e coraggioso. Negli anni della guerra, Matera si contraddistinse per essere la prima città del Sud Italia a insorgere contro le truppe nazifasciste, pagando con il sangue di civili la ribellione. Per tale atto eroico, la città lucana è stata poi insignita della medaglia al valor militare. Nessuna onoreficienza, invece, è stata assegnata al suo popolo per la battaglia altrettanto gloriosa condotta fino agli anni ’50 del secolo scorso. Quando l’Italia del Novecento viveva i suoi tempi moderni e assaggiava il boom economico, la città dei Sassi era secoli indietro. Ferma, tristemente immobile. Da queste parti si viveva ancora in case scavate nella roccia, l’acqua corrente non esisteva e con i muli si condividevano spazi domestici e fatiche quotidiane.

credits photo: it.wikipedia.org

Non è un premio che può rimborsare delle proprie cicatrici una terra. Gli abitanti di Matera hanno saputo riconoscere il merito del proprio sacrificio costruendo un futuro migliore per sè. I luoghi della vergogna oggi sono meraviglie visitate da centinaia di migliaia di turisti ogni anno. Oggi Matera è conosciuta come una perla turistica unica al mondo. Un centro di vita artistica, economica e culturale elogiato da intellettuali e artisti. Quale migliore dimostrazione di straordinaria resilienza e intraprendenza?

C’è un tempo per accettare la realtà, anche se amara e dura. E matura un tempo in cui il chino basso di chi lavora sa far spazio all’azione per un futuro più felice. Senza deleghe, nè sconti. La mia città me lo ha insegnato.